Accogliere-Sperare

Accogliere

§ 20 Per condividere è necessario accogliere e lasciarsi accogliere, in particolar modo dagli ultimi. A tutti offri il pane della Parola di Dio. Offri un cuore orante e fraterno che sappia introdurre altri nell’intimità della beatissima Trinità. Offri un luogo e una liturgia la cui bellezza sia segno di pace. Offri il silenzio. Offri di partecipare al lavoro quotidiano, segno e strumento della nostra responsabilità sul creato che Dio ci ha affidato.
§ 21 Accogliere è sempre accogliere l’altro nella sua irriducibilità. Questo significa fare spazio all’ignoto, a Dio che si rivela sotto le specie dello straniero. Farsi accogliere è sempre penetrare nell’ignoto, nello spazio sacro dove si rivela Iddio. Ogni incontro è sempre l’incontro di due misteri abitati dall’unico mistero divino. Perciò, da ogni incontro autentico scaturiscono il Magnificat , il Benedictus e il Nunc Dimitis.

§ 22 Per chi non conosce Dio, o lo conosce poco e male, per chi vuole conoscerlo sempre di più, l’accoglienza fraterna, la condivisione della preghiera, del lavoro e dei momenti di incontro, la custodia del silenzio e della bellezza dei luoghi, il rispetto delle regole che comandano tempi e spazi costituiscono altrettanti possibili cammini d’interiorità e di fede. Custodisci fedelmente questi strumenti dell’incontro con Dio che ti sono stati affidati.

Sperare

fenetre§ 23 Soltanto il Signore ti dona di sperare la realizzazione del suo Regno di giustizia e di pace. Giorno dopo giorno, nella sua memoria, egli ti conformi alla sua Eucaristia e faccia di te pane spezzato e vino della nuova ed eterna alleanza.
§ 24 Ricordandoti sempre che «se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori», costruisci una casa aperta di cui Dio sia il cuore.

§ 25 Costruisci rapporti di pace, aspettando secondo la sua promessa «nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia». Cerca innanzi tutto il suo Regno e la sua Giustizia, sapendo che il resto da lui sarà dato.

§ 26 La nostra solitudine è «essenziale» quanto il nostro essere in relazione. La solitudine mette alla prova la saldezza del tuo desiderio (voto) di cercare e compiere la volontà di Dio.

§ 27 Seppure rispondendo ad un bisogno intimo del cuore umano, la comunità non è «dovuta»: Essa è pura grazia di Dio. Se e quando Dio vorrà ti saranno dati dei fratelli e delle sorelle, assieme a loro e sotto la guida del vescovo discernerai la regola da seguire.

§ 28 Riserva tempi e luoghi a Dio solo. Questo implica una certa distanza «fisica» e un ritmo di vita che definisce i momenti della preghiera personale e comune, della lectio divina, del lavoro e dell’accoglienza, senza mai nulla anteporre alla carità

§ 29 Dona spazio e tempo all’altro e agli altri perché possano riconoscere Dio nelle loro vite. Questo implica che la distanza «fisica» non sia eccessiva, che il ritmo della giornata tenga conto della vita concreta degli uomini e delle donne d’oggi e dei bisogni delle persone accolte.

Inserimento in una tradizione e attenzione ai segni dei tempi

§ 30 In un mondo segnato da profondi cambiamenti sociali esodo rurale, urbanizzazione, globalizzazione e ferito dall’ingiustizia e dalla violenza, coltiva, con discernimento, le radici spirituali del popolo in mezzo al quale sei chiamato a vivere. Ama questo popolo, ascoltandolo per restituirgli, come in uno specchio, la sua bellezza ed annunciandogli la buona notizia della misericordia di Dio.

Conclusione

§ 31 Ricordati che la legge è soltanto un pedagogo! Essa non salva. Soltanto la fede salva, fede che è abbandono fiducioso alla misericordia del Padre mediante il Figlio nello Spirito.

Eremo Sant’Ilarione, 2003-2006